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Il lavoro ai tempi della permacultura

permacultura lavoratore frutta verdura

Per esperire in pienezza un nuovo stile di vita in stretta relazione con la natura da una parte e la comunità dall'altra, occorre rinunciare almeno a parte del proprio lavoro in città e quindi a parte delle proprie entrate!
Ciò pregiudica il pagamento dei contributi volto ad assicurarsi la pensione a 70 anni.
Tale sacrificio - cioè l'abbandono parziale o definitivo del City System - è pertanto facile per i disoccupati, per le persone in crisi, sole, povere, già pensionate, senza speranza di pensione o benestanti; è improponibile invece a chi nutre ancora fiducia nelle capacità del sistema urbano di assicurare una vecchiaia felice, o a chi è ad esso suo malgrado incatenato per mancanza di liquidità.

Il “City System” trova la sua incredibile forza di attrazione nella complicità della classe media che, comprensibilmente, stretta da storiche circostanze, ha imparato a fondare il proprio benessere sulle logiche non sempre splendide del City System. Il processo di innesto simbiontico uomo-città, è stato un successo, sicchè miliardi di occidentali adesso esclamano: “Noi e i nostri discendenti siamo ad esso legati perché da esso dipende la nostra sopravvivenza!”.
L’obiettivo della permacultura organica è quello di mettere a nudo questa grande menzogna.

bugia verità

Scrive Bill Mollison:

“Molti anni fa, un cliente (laureato in economia), a cui feci da consulente, decise di abbandonare la sua carriera di dirigente di banca per dedicarsi a tempo pieno all’agricoltura. A distanza di un anno, questa persona descrisse la sua esperienza come la cosa più stimolante mai fatta in vita sua. Purtroppo, però, non riuscì nell’impresa di guadagnarsi da vivere facendo l’agricoltore (una vero peccato!)”.

D’altra parte ci sono esperienze migliori a riguardo. Gli anglosassoni hanno persino coniato un termine ad uopo: “downshifting”, che può tradursi in: “cambiare il proprio stile di vita rinunciando a un salario più elevato a favore di un maggior tempo libero da dedicare alle proprie passioni e alla propria famiglia”.
Il fenomeno è nato negli USA intorno agli anni ’90, grazie soprattutto alla scelta repentina di professionisti e manager affermati. In Italia casi significativi si hanno con la showgirl Simona Tagli, Simone Perotti (imprenditore che diventare scrittore, velista, lavabarche), e Grazia Cacciola, che scappa da Milano e compra rifugio sull’appennino tosco-emiliano.
Il “downshifter” si autoriduce consapevolmente lo stipendio, licenziandosi dal posto di lavoro e accettando un part-time, per scoprire o riappropriarsi di antichi valori legati ai concetti di lentezza, studio, ozio, riflessione, relax, serenità, socialità, felicità.
Spesso il downshifter, per far quadrare i conti, s’ingegna nella cura di un orto o nell'acquisto di terra sufficiente al proprio sostentamento "gratuito" almeno in frutta e verdura a km 00 (zero zero davvero).
Rinuncia ad acquisti ricercati e, se possibile, si affida anche al baratto e/o ad attività di artigianato.

Oggi vivo con 800 euro al mese” scrive sul suo sito personale l’ex-manager Simone Perotti.
“Per campare mi basta poco o niente. Per guadagnare i soldi che mi servono faccio il lavabarche, aiuto al porto, costruisco e vendo sculture in legno e ardesia, lavoro come skipper, scrivo articoli e romanzi. Vivo così per la libertà, perché non sono sicuro di campare così tanto da poter sprecare il mio tempo, e non volevo aspettare di essere libero da vecchio. L’ho fatto per cambiare, perché il cambiamento fa parte dell’avventura della vita. Ho cambiato tutto perché volevo vivere altre vite, non perché non mi piacesse la mia. Era bellissima, ma adesso è meravigliosa”.

La decisione di mollare tutto” spiega Grazia Cacciola – che sul downshifting ha scritto il libro "Scappo dalla città" – “l’ho presa alle 3 di notte, un giorno di tanti anni fa. Avevamo appena finito di consegnare un progetto molto impegnativo, e mentre i colleghi festeggiavano, io mi sono fatta la domanda cruciale: ma che ci faccio qui?

coccinella cittàOggi lavoro più che altro su internet, facendo consulenza web alle aziende, e mi sono specializzata in tecniche agronomiche sostenibili, per divulgare le quali tengo corsi e workshop. Se dovessi sintetizzare in una frase i consigli da dare a chi sta pensando di seguire la strada del downshifting, direi: “Salta e la rete apparirà!”. Nei miei corsi dedicati a questo fenomeno, vedo da anni persone che vogliono cambiare vita, ma che non ne hanno il coraggio. A loro non smetto mai di ripetere che la soluzione ai dubbi è solo una: bisogna fare, agire, senza farsi frenare dai paletti che ci imponiamo per paura. La verità è che basta iniziare con il cambiamento per accorgersi che le cose dopo vengono da sé, grazie soprattutto alla creazione di nuove relazioni e quindi di nuove opportunità”.

E’ un po’ un atto di fede” prosegue Grazia, “occorre essere disposti a seguire il flusso. La mia vita attuale è molto diversa da quella che avevo in mente dieci anni fa, ho avuto occasioni che non mi sarei mai immaginata di avere. All’inizio anch’io ero impaurita dai possibili problemi finanziari che avrei dovuto affrontare, ma in breve mi sono resa conto che ridimensionando lo stile di vita riesco ad essere molto più serena e felice di allora. E questo miglioramento non ha prezzo”.