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Insegnare la Permacultura

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Andando su facebook un giorno venne postato un avviso sull’inizio di un corso per imparare a fare orti sinergici.
La cornice più ampia nella quale era racchiuso era la cura della terra, l'amore per la natura, la pace nel mondo, la permacultura.

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In genere non faccio caso a questi spot malcelati, ma quel giorno – un po’ per diletto un po’ per noia, com’è facile su FB – lasciai un commento di qualche frase scarna: scatenò un putiferio, perché era del tipo: “quanto costa!”.

Intervenne una terza persona che mi spiegò che la formazione ha costi sostanziosi e spesso c’è una vita di fatiche dietro una lezione di qualche ora soltanto, io infatti avevo osservato che spiegare e parlare non è poi così stressante tanto da giustificare una dispersione energetica di 350 euro. E’ vero che il corso in questione durava 2 giorni e mezzo e includeva vitto e alloggio, ma sappiamo tutti benissimo che per mangiare 2 giorni a casa nostra non occorrono 100 euro, e altri 100 euro per dormire in un hotel di lusso si possono francamente evitare. Così, ho inutilmente chiesto sgravi fiscali, unitamente alla possibilità di mangiare e dormire per conto mio, eventualmente in tenda. Divenni presto radicale nei miei appunti che assunsero una curvatura “anarchica”, se così possiamo definire la “libera donazione di sé” e, quindi, l’Amore (quello vero).

Essendomi accorto che c’era materiale per una riflessione razionale e costruttiva, ed essendo il mio post presto cancellato, ho ritenuto opportuno immortalare i fondamenti ivi espressi in questo sito, ove mi sforzerò io personalmente a bandire ogni forma di censura fatta in nome della Libertà, della Verità, della Giustizia e cose di questo genere.

Il discorso era il seguente.
Esistono nel mondo volontari-non-retribuiti tipo "Emergency" che in vista della vitale necessità della loro opera, lavorano per il mondo gratuitamente (oppure ad OFFERTA LIBERA).

Infatti la mia osservazione era che le buone coltivazioni e una buona agricoltura sono ausiliari quanto una buona politica e una buona medicina! E forse un pò di più, perché, naturalmente, solo la prima dà veramente cibo!
Se la donna giunta da oriente mi spiegava che gli insegnanti di permacultura hanno fatto della CURA DELLA TERRA una missione e MERITANO essere pagati per il fatto di aprire la bocca e illuminare le persone, io controbattevo dicendo che quegli altri volontari hanno veramente fatto della loro vita una missione!

Anche io ho dolorosamente faticato durante i miei anni di studi, ma non intendo adesso far pagare a tutti il prezzo delle mie scelte filosofiche! Non intendo lucrare sulla mia “vocazione” e i miei talenti che, come si sa, sono doni gratuiti di Dio.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)

Ciò che ora chiedo in cambio dell'apertura della mia bocca dorata è rispetto, ascolto, non propriamente assolutamente denaro. Del resto i volontari della croce rossa - hanno già un lavoro e trovano comunque il tempo per aiutare gratuitamente quelli troppo poveri, troppo stupidi o troppo infermi per prendersi efficacemente cura della propria salute. Costoro non lucrano sui drammi o l'ignoranza della povera gente. Però... sicuramente devono mangiare anche loro!

Ecco qui s’inserisce la mia “visione” eretica, surrealista, degna di ogni bannaggio da parte di qualunque permacultore accademico: se tutti avessero cibo gratis, anche il professionista (che aiuta le persone ma è retribuito) potrebbe SCEGLIERE il suo lavoro ed eseguirlo perché esso solo l’appaga e non già perché vi è costretto da varie circostanze.
Un lavoro fatto per amore e non per costrizione, non sarà svolto in maniera più amorevole?
Un lavoro eseguito senza il ricatto della morte per fame o dello sfratto da casa, non sarà più onesto?
Finchè non c’è libertà di scelta e si opera la carità in vista di un guadagno, non c’è garanzia di integrità in coloro che partecipano all’opera; potrebbero certamente essere buone e brave persone, ma, in verità, ci guadagnano sopra. Tutto l'accorato impegno del lavoratore moderno, è FUOCO IMPURO.
Come sciogliere questo nodo?

Con la permacultura!

Il corso su accennato dispensava consigli sugli orti sinergici in nome della permacultura, ma in realtà la permacUltura NON E’ PERMACOLTURA!
La permacultura non è solo una tecnica di coltivazione!
Purtroppo, coloro che oggi ne parlano sembra abbiano perso di vista il cuore della disciplina che, almeno nella sua forma più organica e seducente, MIRA A LIBERARE LE COMUNITA’ DA OGNI DIPENDENZA: prima alimentare, poi energetica, economica e infine – indirettamente – (aggiungo io) politica e spirituale, passando per quella culturale. Se infatti le persone prendessero il cibo dalla terra piuttosto che dalle mani del capo o del supermercato, è più probabile che guarderanno il capo (e le città) con meno rispettosa umiltà, paura e devozione, riservando queste cose a chi spettano di diritto: la divinità.

Un tale progetto è vasto e ambizioso, e non può partire se permacultori (professionisti e dilettanti) si aggrappano alle maglie di questo sistema morente in cerca di un tozzo di pane raffermo che sempre e comunque intendono ACQUISTARE e pochissime volte AUTOPRODURRE.

Il "perma-corso" nella sua vocazione originaria non è un corso, è una Realtà Produttiva che dà alla luce non tanto parole, teorie o denaro, quanto COSE, e che illustra le cinghie di autosostegno di tale rete produttiva agli "studenti" interessati a trasformare il proprio tempo in surplus e le proprie abitudini in una risorsa di utilità immediata.

Nel post su facebook - scandaloso e ripudiato persino da un’anima evoluta quale sembrava essere quella di Emanuela con i suoi post evidentemente New Age dove ad ogni pericope brillavano parole come "amore" e "luce" - mi sono ritrovato a dover spiegare a una permacultrice professa, il senso della permacultura per come è indicato a pag.1-20 del testo del 1978-1979, quello con cui la permacultura nasce. Vanno benissimo gli orti, e vanno bene pure i corsi di orticoltura a pagamento, ma NON SI PIANTI LA PERMACULTURA IN MEZZO A QUESTI ROVI!
Bill Mollison non scrisse i suoi libri per risparmiare sui pesticidi, vendere più mele, vendere lezioni e diventare ricco, ma come rivincita a un sistema che aveva tradito, umiliato e deluso lui e i bellissimi luoghi in cui era cresciuto.
Ora tocca ai permacultori (con la U) portare a compimento il suo disegno, con un po’ di “eroico furore” e immacolata intenzione.

La pemacultura non è un corso per intarsi in legno, non è un corso di alta finanza, non è un corso d’inglese: è l'arte dell'autosussistenza e della resilienza di gruppo in un sistema ecologico dato, le quali cose, in natura, non sempre richiedono scambi economici.

Puoi pretendere pagamenti dai bambini africani che stanno morendo di fame?
Puoi pretendere pagamenti dai disoccupati cui insegni a coltivare zucchine perché non hanno soldi per comprare zucchine?
Se non riesci a pescare cefali per tutti, non è permaculturale dispensare a tutti gli strumenti per pescare cefali,
invece di consegnare gratuitamente soltanto ai tuoi figli la vetusta arte della pesca?

Certo, però, se a questi poveri ignoranti resta ancora qualcosa nel portafoglio, è forte la tentazione di almeno provare a spillare loro qualcosa... non si sa mai!

Orbene, io posso tollerare uno (1) istituto nazionale che eroga i suoi corsi di permacultura e che se li fa profumatamente pagare, ma come la carità statuale ha bisogno di integrarsi armoniosamente con la carità dell’ecclesia e della gentes comune per offrire al popolo una carità vera, liberale, allo stesso modo occorrono iniziative private disinteressate per portare avanti il progetto di libertà e indipendenza di un’intera nazione o, almeno, di tutti coloro che vogliono uscire dall’egitto, quell'egitto in cui il faraone frusta gli schiavi ingiungendo loro lavoro e risultati impossibili da conseguire.

Quando un istituto di beneficienza prende ad insegnare l’a e i o u a dei poveri orfani, attrae naturalmente lasciti e donazioni! La Chiesa funziona così da millenni, e finora non ho mai saputo di suore che siano morte di fame.

Gli occidentali pregni di incertezza e disperazione sono gli “orfani” che la permacultura potrebbe adottare. Se il sistema urbano – andato in default – non li aiuta, tocca ad un SISTEMA NEORURALE correggere l’andazzo dei tempi! …e, almeno i permacultori, lascino in pace il collo dei poveri avventori. Non siate anche voi vampiri esperti!

Nel post respinto come lebbra e scarlattina, dicevo tutto questo.