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La retorica di una permacultura "apolitica"

Permacultura autosufficienza apolitica

Il nobil'uomo dei tempi moderni dichiara "io non mi occupo di politica" oppure "io non voglio parlare di politica" quando intende sottolineare una gran dote di buon senso o vuole fare un discorso "elevato", ma il principio di AUTOSUFFICIENZA ALIMENTARE GRATUITA perorato da certa permacultura, se ci pensiamo bene, è appeso a un filo. Questo filo è il PERMESSO DELLA URBAN JUNGLE, la quale jungla fino ad oggi solo per GENTILE CONCESSIONE non ha ancora imposto ai proprietari di terra il pagamento di una tassa proporzionale alla quantità di terra posseduta! Se infatti il pagamento dell'IMU sulla prima casa e la tassa sulla spazzatura sono proporzionali all'estensione metrica dell'immobile, è facile immaginare che tasse simili si comporterebbero in maniera simile!

Una patrimoniale malvagia in tal senso sarebbe ad oggi INAGGIRABILE nonostante qualunque selvatico sottorfugio dell'anarchico contadino, in quanto nessun pezzo di terra potrà mai sfuggire agli occhi di ferro del City System, cioè i satelliti. In parole povere...

La sostenibilità del principio di autosufficienza alimentare è una vera e propria CONCESSIONE POLITICA! Fin quando durerá?

Bisogna agire nelle sedi politiche opportune onde difendere i diritti naturali acquisiti, perfezionare quelli già acquisiti... discuterne nuovi da conquistare (ad es. normativa contro l'obsolescenza programmata). Chi meglio di un permacultore potrebbe aiutare l'ordinamento giuridico a comprendere e scegliere ciò che fa bene alla permacultura, alla natura, all'autosufficienza, alla resilienza, all'uomo?
Il permaeremita... è veramente la soluzione della permacultura?